Luigi Pulci, l'iniziatore della poesia cavalleresca d'autore e membro di una famiglia di poeti, tra cui i fratelli Luca e Bernardo e la cognata Antonia, è uno dei più straordinari poeti del Rinascimento volgare. La sua vita è caratterizzata da difficoltà culturali con Lucrezia Tornabuoni e soprattutto dal legame quasi ossessivo per Lorenzo de' Medici, alternato di complicità e tradimenti e punteggiato da violente polemiche. Il saggio esamina tutte le singole opere di Pulci: le Frottole (tra cui la parodia femminile Le galee per Quaracchi, un lungo elenco di cosmetici per il pubblico femminile), gli strambotti, La Beai da Dicomano, che forma un dittico, forse eccessivamente sensuale, con la più celebre Nencia da Barberino; la novella La Giostra, sintomo di antipatie ancestrali tra Fiorentini e Senesi, una descrizione attenta di sopravvivenze cavalleresche nel pieno Rinascimento; o celebrazione della supremazia del suo Lorenzo sulle altre famiglie oligarchiche fiorentine, l'altro poema Griffo Calvaneo, che rivelato attentamente mostra squarci di straordinario virtuosismo linguistico e comico; i sonetti contro diversi avversari e quelli di parodia religiosa. Infine, una dettagliata analisi del suo capolavoro, il Morgante, con l'individuazione della rete sotterranea di interferenze tra vita e arte (il re Marsilio è Marsilio Ficino, Margutte Antonio di Guido, Astarotte Luigi Pulci, Pallante Piero de' Medici, ecc.), del quale si analizzano singoli cantari e si segnalano le molte, se non tutte, possibili fonti, e al quale alla fine viene resa giustizia: non è, come ipotizzava Rajna, un plagio pedissequo dell'Orlando laurenziano che è, invece, una orrenda traduzione cantata del Morgante.